Difendere la bellezza dal dilagare alluvionale della bruttezza è un compito che non ci spaventa. La Camerata Strumentale è saldamente posizionata nella sua trincea di combattimento e ha fatto conoscere i tesori della musica a migliaia di giovani di questa città, ricevendo in cambio il loro sorriso, i loro occhi pieni di meraviglia, il clima festoso di chi ha scoperto qualcosa di importante.

La battaglia più impegnativa è però quella contro il pregiudizio. È una vulgata comoda e insidiosa, arma letale in mano a chi odia la cultura, quella di far passare la musica d’arte come tediosa, difficile, indigesta. Salvo poi scoprire, una volta fatta l’esperienza della sala da concerto, che la musica comunica un’umanità senza tempo, oltre la storia, perfettamente adeguata al nostro bisogno di bellezza, di profondità, di emozione, di elevazione.

È un po’, per analogia, la guerra dello slow food contro il dilagare del fast food. Quella piccola guerra quotidiana che si combatte in ogni famiglia assennata, fra il manicaretto succulento frutto dell’amorosa cucina della mamma o della nonna e la seduzione immediata ma avvilente della polpetta serrata nel morbido panino e insaporita per mezzo di subdole salse industriali. Quando la ragione riesce ad allearsi col piacere, la nonna finisce per trionfare sull’hamburger.

Certo, addentare una sinfonia di Beethoven o di Schubert richiede più tempo e più concentrazione per chi è stato nutrito di pregiudizi sulla musica «difficile». La nostra esperienza di questi quindici, meravigliosi anni di vita della Camerata ci insegna che però la bellezza, come la nonna, ha ottime probabilità di vittoria.

Insomma, basta assaggiare, lasciandosi convincere ad accantonare per un attimo il pregiudizio.

 

Alberto Batisti
Direttore artistico

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