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Stagione 2019/2020

presentazione della stagione

L’editoriale con cui Alberto Batisti presenta “Che puro ciel, che chiaro sol”, la nuova stagione della Camerata Strumentale Città di Prato.

Che puro ciel! che chiaro sol! che nuova
Serena luce è questa mai! Che dolce,
Lusinghiera armonia formano insieme
Il cantar degli augelli,

Il correr de’ ruscelli,
Dell’aure il sussurrar!

C. W. Gluck, Orfeo ed Euridice, Atto II, scena seconda

Nell’opera di Gluck sul mito eterno d’Orfeo, quando al Cantore si schiude il mondo dei beati e la visione dei Campi Elisi, l’estasi di quel paesaggio di bellezza lo porta a esprimere la propria meraviglia con queste parole: «Che puro ciel, che chiaro sol, che nuova serena luce è questa mai?». Sono i suoni dell’orchestra che descrivono quell’incanto, un palpito di vita che esprime l’armonia della natura, la «dolce lusinghiera armonia» che formano insieme le acque, i venti, le voci degli animali, il fremito della vegetazione. È la concordia nelle differenze che la musica sa creare e che per questo rappresenta una delle più alte conquiste dell’animo umano.
L’orchestra è l’interprete di un ideale che le viene consegnato dal compositore. È un sogno di armonia che, nel mito d’Orfeo, arma l’uomo di una forza spirituale in grado di andare oltre la morte. Il canto d’Orfeo scioglie il muro implacabile delle furie che non vogliono fargli passare quell’invalicabile confine. L’unica arma a sua disposizione per combattere la morte è la musica e la sua arte gli darà la vittoria.
La «dolce, lusinghiera armonia» che rivela a Orfeo la bellezza della vita è l’idea che muove questa nostra Stagione. La forza interiore della musica può indicarci la strada per armonizzare i nostri conflitti e soffocare l’odio con l’abbraccio tenero dei suoni. Il suo respiro universale può contrastare la nostra sciagurata tendenza ad agire contro la natura e insegnarci a difenderla e amarla con gratitudine.
Uno degli autori che abbiamo eletto a simbolo di questa speranza nella musica è Jean Sibelius, compositore che ha fatto risuonare nelle sue sinfonie l’immensità dei paesaggi nordici in cui era immerso. Con la Terza e la Sesta Sinfonia Jonathan Webb avvia un percorso che ci porterà nelle prossime stagioni a completare l’integrale sinfonica di questo musicista ancora così poco familiare al pubblico italiano. Le «Luci del nord» del Concerto del lèttone Peteris Vasks si coniugano perfettamente con gli splendori sonori della Finlandia di Sibelius, così come la freschezza alpina della Prima Serenata di Brahms o quella voce del corno che, come chiamandoci da una foresta lontana, avvia l’incantesimo del suo Secondo Concerto per pianoforte.
Ciascun appuntamento della Stagione fa appello al medesimo stupore di Orfeo. I venti turbinosi delle Boréades di Rameau, i canti d’uccelli nell’affettuosa rivisitazione barocca di Respighi, le onde del mare sulle scogliere delle Ebridi di Mendelssohn o la corrente del River di Duke Ellington.
Per arrivare infine all’emozione di ascoltare insieme proprio quel «puro ciel» e quel «chiaro sol» nell’esecuzione in forma di concerto del capolavoro di Gluck, che ci insegna «come l’uom s’etterna» quando attingiamo alla forza della musica.

programma

Presenteremo i temi e le suggestioni della nuova Stagione in un concerto riservato agli Amici della Camerata strumentale il 19 ottobre al Teatro «G. D’Annunzio» del Convitto Nazionale «Cicognini».

Sabato 19 ottobre – ore 18.30
Teatro «G. D’Annunzio» – Convitto Nazionale Cicognini
Concerto esclusivo per gli abbonati e introduzione alla Stagione con Alberto Batisti
Direttore Mario Ancillotti
Telemann: Ouverture TWV 55:a2 in la minore
Mozart: Sei Contraddanze K 609
J. Strauss jr: Kaiser-Walzer op. 437, trascrizione per flauto, clarinetto, archi e pianoforte di A. Schönberg
Bartók: Danze popolari rumene Sz. 68
Hendrix/Schnyder: Purple Haze Variations

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Presenteremo i temi e le suggestioni della nuova Stagione in un concerto riservato agli Amici della Camerata strumentale il 19 ottobre al Teatro «G. D’Annunzio» del Convitto Nazionale «Cicognini». È un appuntamento festoso, un gesto di affetto e di riconoscenza per i nostri abbonati che ci piace considerare ormai una tradizione. Ritroveremo Mario Ancillotti alla guida dei nostri strumentisti in una gioconda antologia di danze che dall’eleganza barocca di Telemann giunge fino a Jimi Hendrix, passando per Mozart, Strauss e Bartók.

Giovedì 7 novembre
direttore Jonathan Webb
Alessio Bax pianoforte
Sibelius: Sinfonia n. 3 in do maggiore op. 52
Brahms: Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op. 83

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Il primo appuntamento del cartellone sinfonico, il 7 novembre, ha il valore di una tripla inaugurazione. Infatti, oltre a dirigere il concerto d’apertura, il nostro direttore musicale Jonathan Webb quella sera festeggerà insieme all’Orchestra e al pubblico la preziosa acquisizione della nuova camera acustica, una conquista resa possibile anche grazie alla campagna di Crowdfunding «La casa dei suoni» partecipata da tanti sostenitori, ai quali va la nostra gratitudine. La pagina che apre la Stagione, la Terza Sinfonia op. 52 di Sibelius, inaugura a sua volta un progetto di esecuzione dell’integrale sinfonica del compositore finlandese che realizzeremo in tre anni. La luminosità serena e l’ottimismo di quella Sinfonia in do maggiore, giustamente soprannominata la «Pastorale del nord», s’addice assai bene ad aprire la finestra sonora sul «puro ciel» del nostro percorso musicale 2019-2020. Grazie alla presenza illustre di un grande amico della Camerata, il pianista Alessio Bax, saremo in grado di solennizzare la festa con uno dei più grandi monumenti della musica romantica tedesca, il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra op. 83 di Johannes Brahms, sintesi mirabile d’architettura sinfonica e forma concertante.

Giovedì 28 novembre
Chiesa di San Francesco
Direttore Filippo Maria Bressan
Enrico Viccardi organo
Sibelius: Andante festivo
Poulenc: Concerto in sol minore per organo, archi e timpani
Rameau: Les Boréades, Suite

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Il secondo concerto della Stagione, diretto da Filippo Maria Bressan nella Chiesa di San Francesco, rivelerà al pubblico della Camerata le meraviglie della Suite orchestrale tratta da Les Boréades (1764), il testamento teatrale di Jean-Philippe Rameau. L’opera racconta il percorso iniziatico di un giovane eroe mitologico al centro di uno scontro fra il bene e il male. La pura poesia di queste pagine, che evocano il soffio tenero degli zefiri e i brividi gelidi dei venti del nord, il carillon delle Ore, la consolazione dell’arte, sembra indicarci che la musica può rendere gli uomini migliori e guidarli dopo tante tempeste sulla strada della virtù, per mezzo della sua bellezza serena. Accanto a Rameau, il programma offre una partitura esemplare d’un altro grande protagonista della musica francese, di duecento anni posteriore. È Francis Poulenc, che celebra nel suo Concerto per organo (1938) la grande civiltà artistica coltivata in Francia intorno a quello strumento, principe delle cattedrali. Enrico Viccardi sarà il solista in questa partitura sontuosa e intensamente spirituale.

Giovedì 12 dicembre
Direttore e violoncello Luigi Piovano
Grazia Raimondi violino
Brahms: Concerto in la minore per violino, violoncello e orchestra op. 102
Brahms: Serenata n. 1 in re maggiore per orchestra op. 11

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Luigi Piovano, artista applauditissimo nelle nostre ultime stagioni sia come direttore che come violoncellista, torna alla Camerata per un programma monografico su Brahms. Affronterà la sfida di suonare e dirigere il Concerto per violino, violoncello e orchestra, affiancato dalla nostra Grazia Raimondi, spalla dell’Orchestra. La giovanile e ariosa Serenata n. 1, splendido esordio sinfonico del musicista d’Amburgo, copre con la sua freschezza alpina e la sua serenità campestre la seconda parte di questo concerto del 12 dicembre.

Giovedì 23 gennaio
Direttore Jonathan Webb
Ravel: Le Tombeau de Couperin
Respighi: Gli uccelli, Suite per orchestra
Poulenc: Sinfonietta

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Ritroviamo Poulenc, con la sua luminosa Sinfonietta del 1947, nel programma del 23 gennaio diretto da Jonathan Webb. Quest’opera piena di equilibrio classico e d’invenzione felice è messa a confronto con due omaggi di compositori del Novecento alla grazia barocca. Ravel reinventa sinfonicamente il clavicembalo del suo antenato Couperin con un Tombeau raffinatissimo e intriso di tenera nostalgia. Respighi omaggia invece gli antichi maestri della tastiera (tra gli altri, Pasquini e Rameau), con una preziosa voliera di pezzi caratteristici ridipinti dalla sua mano sagacissima di orchestratore.

Giovedì 27 febbraio
In coproduzione con Metastasio Jazz
direttore Paolo Silvestri
con la partecipazione di
Andrea Tofanelli tromba
Antonino Siringo pianoforte
Walter Paoli batteria
Silvestri: Anime verde speranza – Fuga di cuori e cervelli per grande orchestra (prima esecuzione assoluta)
Ellington: The River

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Grazie alla felice collaborazione fra Camerata e Metastasio Jazz, anche in questo cartellone possiamo abbattere gl’insensati muri che dividono i generi musicali e presentarvi una novità di Paolo Silvestri, massima autorità del jazz sinfonico in Italia, affiancata dalla sgargiante partitura di Duke Ellington dedicata alle acque di un fiume. Concepito per una coreografia di Alvin Ailey con l’American Ballet Theatre nel 1970, The River è una celebrazione jazz della natura, un’apoteosi acquatica in musica, un simbolo del ciclo perpetuo della vita.

Giovedì 19 marzo
Direttore Jonathan Webb
Mendelssohn: Le Ebridi, Ouverture in si minore op. 26
Sibelius: Sinfonia n. 6 in re minore op. 104
Beethoven: Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93

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L’acqua che si frange sulle scogliere delle isole Ebridi ha il compito di aprire con la sua immersione nel Sublime romantico il concerto del 19 marzo diretto da Jonathan Webb. L’impaginazione include anche il secondo appuntamento con le Sinfonie di Sibelius, questa volta la Sesta. Il suo autore la definì «acqua pura» per la sua essenza cristallina, trasparente, antiretorica. È un atto di fede nella polifonia e un manifesto omaggio ai modi antichi, la sorgente spirituale della musica europea cui Sibelius attinge con devozione e castità artistica. Anche l’Ottava Sinfonia di Beethoven, che chiude il concerto, è un’affettuosa dichiarazione di amore per la musica e la sua autonomia, spogliata d’ogni intento oratorio e celebrata nella ritrovata felicità ludica che era stata delle figure paterne di Haydn e di Mozart.

Giovedì 2 aprile
Direttore e violino Hugo Ticciati
Vasks: Distant Light, Concerto per violino e orchestra d’archi
Purcell/Britten: Ciaccona in sol minore Z. 730
Britten: Variazioni su un tema di Frank Bridge op. 10 per orchestra d’archi

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Alla paternità artistica del proprio maestro Frank Bridge, Britten indirizzò con affettuoso segno di gratitudine una serie di Variazioni composte sopra un suo tema. È un capolavoro giovanile di arguzia e di umorismo, perché ciascuna variazione sembra un «exercise de style» che permette al compositore di ripercorrere con folgorante bravura il canone musicale occidentale, dal canto gregoriano, alla danza barocca, al valzer, all’aria d’opera italiana, al pezzo virtuosistico, fino alla magistrale fuga finale. Hugo Ticciati, geniale figura di violinista, direttore e animatore di iniziative artistiche, si fa carico di questo autentico tour de force per l’orchestra d’archi, affiancandolo alla nobile Ciaccona di Henry Purcell nell’edizione curata proprio da Britten. Il Concerto per violino di Peteris Vasks, composto per Gidon Kremer nel 1997 ci permetterà di ammirare le doti di Ticciati come solista. Il lavoro porta il titolo «Distant Light» ed è intriso del senso di dolore, solitudine e consolazione tipico dell’anima musicale baltica. Quella «luce distante» che s’intravede nel paesaggio sonoro creato da Vasks è proprio la musica, che fa sorgere la speranza sulle nostre pene.

Giovedì 7 maggio
Direttore Jonathan Webb
Gluck: Orfeo ed Euridice, Azione teatrale per musica in tre atti di Ranieri de’ Calzabigi
In forma di concerto
Orfeo Antonio Giovannini
Euridice Rachael Birthisel
Amore Sophie Gallagher
Coro «Città di Prato»
Maestro del coro Elia Orlando

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La musica come forza della vita e come luce nella tenebra è il messaggio universale ed eterno del mito d’Orfeo e del capolavoro di Gluck che fa da mèta al nostro sentiero. Il concerto di chiusura ha per noi il valore di una professione di fede, intonata dall’Orchestra e dal Coro della Città come simbolo di una comunità che crede nell’energia redentrice della bellezza. Le voci di Antonio Giovannini (interprete eletto di Orfeo), di Rachael Birthisel e di Sophie Gallagher, guidate da Jonathan Webb, ci scorteranno a contemplare il «puro ciel» e il «chiaro sol» che dalla musica si irradia sulla nostra anima.

Che puro ciel, che chiaro sol

Stagione 2019/2020