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DAL CUORE AI CUORI: LA STAGIONE 2026/2027

Tutto il mondo celebra Beethoven nel 2027, a duecento anni dalla morte. Anche il programma della Camerata è consacrato a questa ricorrenza speciale, perché Beethoven non è stato solo un compositore sommo e la sua opera non cesserà mai di nutrire la parte migliore di noi tutti. Questa Stagione è anche un atto di riparazione. In occasione dei 250 anni dalla nascita, nel 2020, la festa di compleanno fu funestata dalla pandemia. Recuperammo l’anno successivo, ma si trattava comunque di un ripiego, anche se sacrosanto. Il Bicentenario la Camerata lo esalta eseguendo le quattro Sinfonie più amate e più popolari (ad esclusione della Nona, ma chissà…). Jonathan Webb dirige in apertura e in chiusura di Stagione la Pastorale e la Settima abbinandole a due partiture del Novecento, che per diverse ragioni sono perfettamente speculari ai due capolavori beethoveniani. Nel primo caso l’accoppiamento è con un’altra Sinfonia Pastorale, la Terza di Ralph Vaughan Williams che si inserisce nella linea tipicamente britannica della musica ispirata alla consolazione della natura. Il concerto inaugurale deve essere inteso come un prologo all’anno celebrativo propriamente detto. La Settima è invece accostata a una Sinfonia che porta lo stesso numero, l’ultima composta da Sibelius e capitolo finale della nostra integrale sinfonica del compositore finlandese. La ragione non risiede nell’identità di numerazione, ma nella concezione che presiede alle due partiture: è convinzione del maestro Webb, e di chi scrive, che la Settima Sinfonia di Beethoven debba essere eseguita senza soluzione di continuità fra i quattro movimenti e che debba essere intesa come un lavoro fortemente unitario, proprio come l’estrema partitura di Sibelius, che è in un unico movimento. Hugo Ticciati dirigerà la Quinta, abbinandola alla prima esecuzione italiana del Concerto per violino dello svedese Albert Schnelzer. Antje Weithaas si cimenterà con l’Eroica abbinata a un altro Concerto per violino, quello popolarissimo di Čajkovskij. Ma anche gli altri concerti indirettamente ci parlano di Beethoven, perché sono consacrati ai suoi principali punti di riferimento, Mozart e Haydn (che gli fu maestro) e Bach e Haendel. Nel primo caso vedremo debuttare sul podio della Camerata Henry Kennedy, pupillo di Riccardo Muti, con il ritorno in veste solistica di Beatrice De Maria. Un punto fermo nella storia dell’Orchestra, Filippo Maria Bressan, dirigerà invece i due pilastri della musica barocca, in prossimità del Natale, nella Chiesa di San Francesco, finalmente restituita anche alla musica. È cosa buona e giusta celebrare Beethoven, grande amico dell’umanità. La sua musica trasmette la forza di una resistenza morale alle avversità e una fede incrollabile nel consorzio umano e nei valori di fratellanza, libertà, uguaglianza. Di questa fede abbiamo tutti estremo bisogno. Il concerto che inaugura a gennaio la nostra festa per Beethoven parla appunto di trasfigurazione del dolore. La prima parte ripercorre, con pagine di altissima spiritualità, il dramma della sordità e il superamento di questa angoscia nelle visioni sonore più audaci.

«Dal cuore possa arrivare ai cuori» è la dedica che Beethoven appose al manoscritto della Missa solemnis; non potremmo immaginarci auspicio più bello per la nostra Stagione di concerti.

 

Alberto Batisti

 

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