Legato indissolubilmente alla storia della Camerata, Filippo Maria Bressan dirige Bach e Haendel nel concerto natalizio, che ritrova nella Chiesa di San Francesco la sua sede d’elezione, finalmente restituita anche alla musica, dopo l’importante restauro che ne ha rivelato sconosciute bellezze. È un programma che intende valorizzare anche l’organo della Chiesa, chiamato a svolgere un ruolo solistico nel Concerto op. 7 n. 1 di Haendel e in due Sinfonie di cantate di Bach, a tutti gli effetti movimenti concertanti. Con l’oro delle sue tre trombe e il tuono dei timpani, la grande Ouverture (Suite) in re maggiore corona il programma, ancora nel nome di Johann Sebastian Bach che, insieme a Haendel, fu uno dei punti di riferimento dell’ispirazione di Beethoven lungo tutta la sua esistenza.
Quest’ultima si inserisce nella linea tipicamente britannica della musica ispirata all’evocazione e alla consolazione della natura, ma è intesa anche come elegia composta nel 1916-21 per i caduti nella Prima Guerra Mondiale. Il paesaggio è quello della guerra, nella quale persero la vita la migliore gioventù di tutta Europa e tanti amici di Vaughan Williams.
Nel secondo movimento si ode una cornetta militare, cui è affidata una lunga cadenza. Fu ascoltando gli esercizi di un trombettista suo commilitone che a Vaughan Williams venne in mente di scrivere una Pastoral Symphony sulla natura divenuta scenario della follia bellica e il suono di quella cornetta divenne l’eloquente chiave di lettura di tutta la Sinfonia.